Editoriale di Gianluca Berno, 27 agosto 2018

La nave della Guardia Costiera italiana Diciotti, attraccata in Calabria dopo l’ennesimo recupero di disperati in mare, è rimasta per alcuni giorni stipata dei medesimi, poiché il Ministro dell’Interno non autorizzava lo sbarco: questi spiegava di voler prima una chiara risposta dall’Unione Europea sulla successiva collocazione degli immigrati clandestini; preoccupazione legittima, dato che un’Unione di Stati dovrebbe basarsi sull’affrontare i problemi insieme. Ma l’Europa d’Unione ha solo il nome, e per il resto è una guerra commerciale che aspetta solo di deflagrare nel conflitto armato: infatti, ha a lungo nicchiato. Un primo segno di risveglio dal torpore si è avuto con la minaccia del Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, le cui parole si possono riassumere così: dato che buttiamo dalla finestra diciassette miliardi l’anno per consentire all’Europarlamento di spostarsi da Bruxelles a Strasburgo, e ritorno, è forse il caso di risparmiare quei danari, a meno che l’Europa non batta un colpo.


La risposta è stata più o meno del tipo: «Vedremo, cercheremo, procureremo»; e comunque, fanno sapere dalla Commissione Europea, le minacce non servono. A me pare che, senza minacce, là non si batta un chiodo, pertanto la lamentela europea si può classificare alla voce “coda di paglia”. Poco dopo, da Dublino, il Papa lancia un appello all’umanità dei governanti: in risposta, l’Irlanda annuncia che si farà carico di venti immigrati della Diciotti; come diciamo a Milano, «pitòst che nient, l’è mei pitòst». Contestualmente, anche la Conferenza Episcopale Italiana fa sapere che accoglierà la sua quota, in questo caso cento persone; e noi ci rallegriamo, perché aprire il palazzo è più concreto che parlare da una sua sala. Mi si può permettere una piccola malignità? Forse, il gesto dei vescovi è arrivato così tempestivo anche per compensare il peso d’una lettera di accusa, indirizzata al Sommo Pontefice da un ex cardinale il quale, parecchi anni fa, avrebbe avvisato l’allora cardinal Bergoglio di certi casi d’abusi sui minori, venendo ignorato; ma su questa vicenda abbiamo solo la parola di due ex cardinali, uno rimosso e uno fatto Papa. Si vedrà.
Intanto, il Presidente dell’Europarlamento Tajani afferma che l’atteggiamento del Governo italiano sia sbagliato, e che per trattare in Europa serva credibilità. Come mai, signor Tajani, l’Italia ha sempre il dovere d’essere credibile, mentre lo stesso non si chiede mai all’Europa, dove si finge la concordia in un regime di concorrenza, dove le regole si applicano ai deboli e s’interpretano per i forti, e il cui bilancio è un colabrodo di fronte al quale sparisce anche il nostro debito pubblico, ma su cui nessuno può avanzare riserve? Caro signor Tajani, il giorno in cui l’Europa avrà un millesimo della credibilità che esige da quei suoi membri che ai lasciano mettere i piedi in testa, forse accetterò lezioni da voi.
In conseguenza del caso della Diciotti, la magistratura ha iniziato a indagare per sequestro di persona a carico d’ignoti; al che Salvini ha risposto di non essere ignoto e di essere disposto a rispondere alle domande su come ha trattato il caso della nave. Uno a zero per lui. Allora, la magistratura l’ha proprio indagato; al che Salvini ha rinunciato all’immunità parlamentare per dimostrare di non avere nulla da nascondere e d’essere innocente. Chiedere di aspettare fino a una risposta dell’Europa, a casa mia non è sequestro di persona né abuso d’ufficio: chi indaga non troverà nulla, ma mi chiedo se valga davvero la pena, per la magistratura, di perdere completamente di credibilità indagando sul nulla: qualcuno potrebbe credere che i giudici, dispensati dal rispondere alla politica, abbiano finito per rispondere a qualcun altro, che prova un leggero fastidio all’idea che il Ministro dell’Interno sia un politico scelto dal popolo, anche se per fare direttamente il Presidente del Consiglio. Carissimi signori della finanza internazionale, che sostengono i così detti socialisti e democratici in tutto il mondo: ogni tanto, si perde; e bisogna saperlo fare. O forse la democrazia vi piace solo quando comandate voi?