Editoriale di Gianluca Berno, 16 marzo 2019

Al grido di: «Non abbiamo un Pianeta-B!», una sedicenne svedese che sembra più piccola della sua età, affetta – si dice – da una lieve forma d’autismo, marina la scuola con tenacia tutti i venerdì per protestare contro l’inquinamento davanti al Parlamento; contro ogni aspettativa, le danno ascolto, poi va a parlare a Davos, ai capitalisti, poi all’O.N.U.; infine, alcuni deputati norvegesi la candidano al Premio Nobel per la Pace e giovani di tutto il mondo scendono in piazza come lei. Neanche Cenerentola ci è mai arrivata.

C’è niente di meglio di una ragazzina animata da grandi ideali, per mettere a tacere preventivamente qualunque obiezione? Chi sarà contro di lei? Infatti, nessuno è contro di lei, nemmeno io: la mia ironia si volge contro coloro – politici e giornalisti prostituiti al capitale internazionale – che, per l’ennesima volta, hanno deciso di sfruttare una minore per rifarsi una verginità politica. La storiella dei potenti della Terra che si lasciano fare la paternale da Greta è così stucchevole e artefatta, che mi ha lasciato basito vedere tanti studenti intasare il centro di Milano ieri in nome del clima.

Ci sono tre frasi, dette in questi giorni, che permettono di riflettere meglio su quel che è successo. Premetto però due osservazioni: la prima è che non le citerò alla lettera, ma ne riassumerò il contenuto; la seconda è che il cambiamento climatico è un problema serio, e mi fa rabbia vederlo sfruttato ad altri fini, come del resto si è fatto con Greta.

Gli studenti saltano la scuola per denunciare un problema per cui servirebbe studiare: qualunque cosa è un pretesto per saltare le lezioni.

Mario Giordano

Questo punto consente numerose riflessioni su un risvolto della faccenda: apprezzerei in massimo grado una manifestazione sinceramente interessata a denunciare e risolvere il problema, perciò lancio una sfida ai centri sociali e ai collettivi studenteschi, sempre così attaccati ai cortei anni Settanta: fateli la domenica pomeriggio, voglio proprio vedere quanti studenti riuscite a mobilitare senza la prospettiva di saltare la lezione, la verifica o l’interrogazione; così si capisce quanti ci credano veramente, quanti vogliano lottare in nome del Pianeta. Ma avverto anche dell’inutilità assoluta di questo mezzo di lotta: come non ha alcun senso per gli impiegati dell’Azienda dei Trasporti Municipale interrompere il servizio come atto di protesta, dato che crea danni ai cittadini e non al padrone; così la difesa dell’ambiente dovrebbe passare attraverso attività fatte a scuola, e non contro la scuola: chiedete ai docenti di scienze di parlare del riscaldamento globale, organizzate discussioni in classe o cogestioni a tema, invitate qualche scienziato che sappia indicare comportamenti utili nel quotidiano, alla portata di tutti. Per chi non conosce Milano: il corteo è passato da Via Larga, una strada dal nome eloquente che convoglia una discreta porzione di traffico del centro. Lasciando da parte i mezzi privati, vi transitano almeno tre linee di tram, e un autobus che collega Piazza del Duomo all’aeroporto di Linate. Quest’arteria ha, dunque, una certa importanza, sopra tutto nei giorni feriali: cari i miei sessantottini in differita, quanto disagio avete creato, ieri, ai cittadini che giornalmente compiono la scelta ecologica di prendere i mezzi pubblici? E quanti gas di scarico hanno emesso in un solo punto della città tutte le auto bloccate – ma non spente – dal vostro bel corteo? Sarebbero domande da porsi, presumo.

Il turbo-capitale internazionale osanna e promuove solo le proteste che non mettono in discussione i rapporti di forza esistenti.

Diego Fusaro

In soldoni: non vi suona strano, cari lettori, che i giornali, dopo averci bombardato per decenni con l’affermazione che non esista alternativa al modello capitalistico, quello che ha prodotto gli squilibri ambientali cui assistiamo, ora si scoprano ecologisti? Mi pare fin troppo ovvio che la protesta di Greta, non mettendo in discussione il capitalismo ma solo l’inquinamento, funzioni esattamente come una blanda pastiglia che allevia i sintomi ma non cura il male. Poi, ogni tot anni, duecento politicanti e miliardari assortiti prendono i loro jet privati per trovarsi in qualche località esclusiva e dichiarare in tono grave che la vostra Panda inquina. Capite la follia di tutto questo? Facilissimo è immaginare secondi fini per l’improvvisa reverenza dei grandi della Terra a un’adolescente. Di certo saranno pubblicati elenchi di soluzioni, tutte a carico dei cittadini già poveri; del resto, i signori dell’economia mondiale che a Davos si sono commossi al discorso di Greta, non han mai esitato a mandare bambini a estrarre nelle miniere del Terzo Mondo i materiali con cui produrre tablet e smartphone, che poi vi vendono in cambio d’un rene come se li avesse fatti Tim Cook in persona. Di che cosa stiamo parlando? Vogliamo progettare un sistema economico basato sul riutilizzo e non sul consumo? Forse questo salverebbe il Pianeta veramente; ma si sa che, tornando a Milano, è molto più facile promuovere le domeniche a piedi fingendo che l’inquinamento sia solo colpa delle automobili, mentre il centro è farcito di palazzi in cui si bruciano il gasolio, il petrolio o la legna per riscaldare uffici e appartamenti: se una seria amministrazione comunale desse un termine, entro il quale mettere a norma tutti gli impianti di riscaldamento, forse la situazione migliorerebbe molto di più. La butto lì.

Anche tornando ai livelli pre-industriali, siamo fuori tempo massimo.

Uno studio delle nazioni Unite

Premesso che ormai dovremmo tutti avere i nostri ragionevoli dubbi su qualsiasi parola esca dalla bocca delle gabbie di matti sovranazionali, è interessante notare questo: che se lo studio fosse attendibile, ci troveremmo di fronte alla concreta prospettiva di fare tanto strepito sull’ambiente dopo averlo ucciso del tutto, senza redenzione. Si vanificherebbe, così, tutta la forza subdolamente coercitiva del solito slogan «Fate presto!», quello che, al modo stesso dello zucchero di Mary Poppins, fa andar giù qualunque pillola, anche di cianuro: se la partita è già perduta, se un compartimento di troppo è allagato, nulla potrà arrestare l’affondamento, nemmeno le lacrime e il sangue. Se invece abbiamo ancora la possibilità d’agire, come spero, dobbiamo ripensare radicalmente l’intero sistema, e non obbedire alle agende che pioveranno dall’alto, ossia da chi ha contribuito a creare tanto inquinamento e ci guadagna tutt’ora miliardi. Per risolvere la fame nel mondo, esistono aziende che propongono O.G.M. a raffica ed espertoni che ci prospettano una dieta fatta d’insetti; ma io vi dico: già produciamo più cibo di quanto ne serva all’umanità intera. La soluzione è una colletta alimentare su scala globale, non adattarci a mangiare schifezze rimanendo dentro un sistema che vive dello sfruttamento altrui. Allo stesso modo, molte sono le piccole azioni quotidiane che migliorerebbero la salute della Terra senza creare altri squilibri o disoccupazione: se no, poi, ci troviamo di fronte al dilemma di Trump, che per avere i voti dei minatori ha dovuto favorire il consumo di carbone, negando ogni effetto dell’inquinamento sul clima; o, tornando in Patria, al dramma irrisolto dell’I.L.V.A. tarantina: salviamo la salute o i posti di lavoro? Meglio escogitare, con tutte le difficoltà e pestando davvero un bel po’ di piedi, un sistema in cui il dubbio non si ponga più – o no? Meditate, gente, meditate.