Sonetto nazionale n° 4 di Gianluca Berno

Cari lettori, in questa quarta puntata si gioca col carattere teutonico; un piccolo segnale è dato anche dalla forma, perché la lunghissima frase che costituisce quasi tutto il sonetto vuol essere un omaggio alla prosa chilometrica di Kant…

Da quand’il Reno gl’avi miei guadarono,

il nome “guerra” in Europa portando,

fu chiaro che il sistema mio nefando

suppliva a quello che non impararono

*

a forza di saccheggi ed espansioni,

per poi brutta copia d’Impero fondare

che, non resistendo alle pressioni,

rimase un’ossession da vagheggiare

*

e rifondar con la guerra e gli orrori,

ancor e ancora, qual mosca sul vetro

picchia la testa volendo andar fuori,

*

e non ricorda d’aver già sbattuto,

e ancora più decisa torna indietro.

Così lotto finché non ho perduto.