di Gianluca Berno

Come nuova puntata della Sinfonia Urbana, propongo una poesia in quinari, versi molto brevi, per mimare anche nella forma metrica la caratteristica più appariscente di Via Bagnera, una delle strade più strette d’Europa. In verità, però, il motivo per cui dovrebbe essere nota è un altro: nel 1862, in una delle cantine che affacciavano sulla via, vennero trovati almeno quattro cadaveri, tutte vittime di Antonio Boggia, il primo assassino seriale della Storia. Fu l’ultima impiccagione pubblica a Milano, e secondo alcuni ancora si aggira qualche fantasma sulla scena del crimine, provocando correnti fredde. Ma ora vi lascio alla lettura…

La via più stretta

della città:

cosa t’aspetta

se passi là?

Non c’è maniera,

in Via Bagnera,

*

di svicolare,

chiamar aiuto.

Chi vuol passare

sente il saluto

d’anime in pena.

Luttuosa scena

*

con buio e pioggia

per i delitti

d’Antonio Boggia,

oggi descritti

in salsa gotica.

In supersonica

*

velocità:

centocinquanta

anni e più fa,

la vita infranta

chiese vendetta.

E allora aspetta,

*

tu che attraversi,

ripeti al gelo

codesti versi;

pietoso velo

sopra il selciato

(mai più cambiato)

*

ora si stenda.

Brillano i lumi:

mai più si offenda

in mezzo ai fumi

e alla scighera

di Via Bagnera.