Sonetto nazionale n° 8 di Gianluca Berno

Dopo millenni, eccomi. La nuova puntata dei Sonetti nazionali si sposta da nord a sud, in Grecia, dove l’Occidente ha una delle sue culle più feconde.

Cantami, o diva, del popolo amato

dai dotti per la vasta sua cultura,

che primo ragionò Sulla Natura

e ch’ora è in terra, dai potenti odiato.

*

Canto la Grecia, insigne nelle lettere,

filosofa ed artista senza pari,

ma molto sfortunata coi denari:

di vivere dovette infatti semttere

*

per ripagar le folli spese crucche; [1]

col debito il massacro fu scusato.

Men umiliata fra le grinfie turche,

*

la Grecia va in cancrena, e vien celato!

L’Europa preferisce vuote zucche

e tasche, ma ha così il padre ammazzato.

 

[1] Sarà bene ricordare che l’indebitamento della Grecia non è dovuto unicamente ai Greci, come spesso si finge, ma a un concorso di fattori e responsabilità: la Germania ha prestato alla Grecia, negli anni, ingentissime somme di denaro, senza mai domandarsi se fosse poi possibile riaverli indietro; del resto, il sistema dell’euro nasconde le difficoltà dei singoli Stati membri, la cui situazione di rischio viene rivelata anche dai movimenti della valuta nazionale: se la Grecia avesse avuto la dracma, dall’estero si sarebbe capito meglio in quali condizioni si trovasse; allora, nessuno le avrebbe prestato tutti quei soldi.