di Gianluca Berno

Prosegue la Sinfonia Urbana con un nuovo frammento di Milano: si tratta di Palazzo Marino, oggi sede del Sindaco e del Comune tutto, sul quale graverebbe un’antica maledizione…

Ai tempi delle guerre per la terra

(e non per il petrolio che c’è sotto),

l’alta finanza convergeva qui.

Per prendersi una fetta della torta,

venne da Genova pure Marino,

banchiere assai potente a quella data,

tanto da dare in sposa la figliuola

allo spagnolo principe de Leyva;

e in mezzo alla città volle un palazzo,

e il popolo affamato stava intorno,

e digrignava i denti e mormorava.

Qualcuno tra la folla maledisse:

«Questo palazzo, fatto da un ladrone,

un giorno altri ladroni ruberanno,

o finirà in rovina oppur bruciato!».

La prima profezia si rese vana

quando Marino fece bancarotta

e il principe de Leyva ebbe il palzzo

ancora da finire, e lì abitò.

Lì alla figliuola sottrasse il futuro,

forzandola a rinchiudersi in convento

per non dividere i già pochi beni

tra tanti figli – e questa è la Gertrude

del Manzoni. Poi passò ad altri, e infine

al Comune – e con ciò tutto si è detto.

La guerra poi inverò il secondo oracolo:

sotto le bombe fu quasi distrutto

il gran palazzo. che Luca Beltrami

a inizio Novecento completava

con la facciata in Piazza della Scala.

La terza predizione popolare

non s’è verificata fino adesso,

ma questo non vuol dir che non accada;

come l’aruspice rispose a Cesare,

che al pomeriggio delle Idi di marzo

già si beffava del monito suo:

«Il giorno non è ancora giunto a fine».