Editoriale di Gianluca Berno, 9 agosto 2019

Signor Ministro,

ascolto con un misto di sentimenti, tra i quali prevale lo stupore, la notizia della sua sentenza di condanna verso questo esecutivo; stupore, perché le ragioni da lei addotte – “Noi lavoriamo, altri sono in spiaggia” – non mi paiono sufficienti a giustificare la crisi che ha aperto ieri.

Il Governo Giallo-Verde, con tutti i limiti e i difetti che pur possiede, non sembra aver ciondolato: in poco più d’un anno, sono diventati legge la legittima difesa, il decreto dignità, una prima forma di tassa piatta per le piccolissime partite IVA, la quota cento, il reddito di cittadinanza (con scarsissimi risultati e varie criticità), il primo decreto sicurezza e, immagino, vari altri provvedimenti meno pubblicizzati. Si può essere pro o contro singole leggi, si può polemizzare nel merito, suggerire modi diversi d’ottenere gli stessi esiti; ma l’attività è stata intensa, direi quasi al ritmo di una riforma al mese – quello promesso, annunciato e mai raggiunto da quel fenomeno di Renzi: la prova che fare senza dire paga molto meglio.

Allora a che cosa dobbiamo il pesante attacco che lei ha rivolto a un governo che è suo per un terzo dei seggi e sette ministeri, proprio nel giorno del compleanno di Conte?

Ho provato a mettere insieme un po’ di considerazioni su questo bel garbuglio. Per cominciare, bisogna tirare il freno a mano: il Governo rimarrà in piedi fino al voto di sfiducia, come giustamente ha ricordato il Presidente del Consiglio: ciò lascia supporre che ci sia il margine per credere ancora a un bluff, magari volto a ottenere qualcosa in futuro, come una legge indigesta per i pentastellati.

Se non fosse un bluff, invece, e davvero si votasse la sfiducia, si presenterebbe una prima obiezione: attualmente, sono attesi provvedimenti come quello sui minibot, la tassa piatta estesa a tutte le categorie, il salario minimo; inoltre, Mattarella non ha ancora firmato il decreto sicurezza bis, riavvisando in esso alcune criticità: ciò imporrà degli emendamenti e un altro esame da parte del Parlamento. Ma se il Governo cadrà, il tempo per completare tutti gli itera aperti non ci sarà.

Certo, signor Ministro, mi può obiettare che una vittoria alle prossime elezioni, magari con l’appoggio di Fratelli d’Italia, permetterebbe di completare tutto; ma i mesi di sede vacante potrebbero creare gravi problemi, non ultimo il famigerato e insostenibile aumento dell’IVA per via delle clausole di salvaguardia, eredità degli esecutivi precedenti; e lascio stare che, con le difficoltà attraversate anche da lei nel contrastare i negrieri delle Ong, la mancanza di un esecutivo in forze potrebbe causare gravi danni.

Poi si aggiunga che, nella situazione in cui lei pare volerci porre, esiste un solo modo di spuntarla, ma vari di perdere, e perdere miseramente. Paiono esistere nutrite schiere di parlamentari che gradirebbero non lasciare la poltrona, non sapendo se poi vi torneranno sopra: la prova è il voto sull’Alta Velocità, dove il Pd ha votato a favore assieme al suo partito. Mai crederò che l’abbiano fatto per buonsenso, anche perché non c’era accordo su come agire tra le personalità di spicco del partito: ognuno avrà agito, come si dice, in coscienza.

Posta questa situazione, che contagia i membri di qualsiasi partito, quante sono le probabilità che tutti i deputati e i senatori ascoltino il suo appello a “non farsi venire in mente Governi tecnici o di minoranza”? Quindi, ecco già due modi di produrre un disastro. Certo, un Governo tecnico, magari guidato da quel “vile affarista” [cit. Cossiga, mi pare] di Draghi ha scarse probabilità di ottenere la fiducia, ma non bisogna mai fidarsi dei proclami dei politici, ora tutti a favore del voto anticipato – non mi fido neanche della sua mozione contro l’esecutivo, figuriamoci…

Le altre combinazioni tra i partiti ora in Parlamento potrebbero riproporsi dopo la sfiducia. È vero che solo Lega e 5stelle hanno la maggioranza insieme, ma forse un disastroso e antidemocratico esecutivo 5stelle-Pd potrebbe nascere ancora, magari grazie a qualche piccolo aiuto esterno – ogni riferimento a Forza Italia è puramente voluto.

Si aggiungano i vari Governi di scopo, di minoranza, del Presidente; l’esercizio provvisorio, poi, che scatterebbe anche se si andasse a votare a ottobre: adesso non è proprio la migliore delle ipotesi, anche se per legiferare bastano le due Camere. Insomma, il piano dichiarato che lei sta seguendo è così aleatorio e pericoloso per il Paese, da costringermi a non crederci.

La sola cosa che mi resti da pensare è che ci sia qualcosa che noi mortali non sappiamo: il suo obiettivo è forse ottenere qualcosa che con il 17% attualmente in suo possesso sarebbe del tutto irraggiungibile? In questo caso, si torna all’ipotesi del bluff.

Ha forse scoperto una trama nascosta ordita dall’alleato, per esempio un possibile inciucio? Se ciò fosse vero, si tradurrebbe nella necessità di tenere in vita questo Governo, non in quella di farlo cadere per primi. Un’altra losca faccenda, almeno stando all’On. Pillon, è la famosa legge attesa dai pentastellati, quella sul taglio dei Parlamentari: essa servirebbe a mettere in sicurezza i voti del partito fondato da Grillo, che ne han persi parecchi; i 5stelle, secondo questa teoria, vorrebbero cucirsi addosso un Parlamento più stretto, più adatto alle loro dimensioni. Sarà vero? In questo caso, la caduta del Governo è un modo un po’ drastico di fermare una legge pericolosa; sicuramente, è più facile che spiegare agli elettori ancor memori di tangentopoli che tagliare il numero dei politici può creare danni.

C’è poi l’ipotesi del piano B: la minaccia di elezioni anticipate servirebbe a imporre di cacciar via i ministri che remano contro. So bene che lei l’ha escluso categoricamente; ma ciò che dice un politico a un comizio, come per le parole di una donna appassionata in Catullo, occorre scriverlo nel vento e nell’acqua che scorre…

Se, infine, dietro questa mossa si celasse il tentativo di scongiurare qualcosa di peggiore, immagino sarebbe più prudente non parlarne. Aspetterò di capirci qualcosa. Tanto ho tempo.