Editoriale di Gianluca Berno, 14 agosto 2019

Signor Ministro,

dopo essermi rivolto l’altro ieri all’uno dei due Vicepresidenti del Consiglio, il segretario della Lega, ho deciso di scrivere anche a lei, capo politico dei pentastellati. È vero che, interrogato o meno dalla stampa, lei ha sottolineato che con Renzi non intende sedere ad alcun tavolo delle trattative; ma è anche vero che non mi è giunta alcuna sicura notizia che lei abbia negato trattative con l’unico uomo del Pd titolato a farne, il segretario Zingaretti.

Non vale neanche rispondere che è colpa di Salvini, se, a esecutivo morto, doveste concluder l’inciucius maximus: dubito che questo Governo di scopo, di legislatura o comunque vogliate dire, vi sia prescritto dal medico. Dubito che si trovino alternative più nobili del voto, se davvero la maggioranza attuale non ci fosse più, e di certo non sarebbe proprio il massimo, per un partito contro la Casta e antisistema, allearsi con quel che ieri l’on. (o sen.?) Bernini (credo fosse lei) ha già ribattezzato “il partito di Bibbiano”.

Rivedendo i fatti degli ultimi giorni, mi permetto di ritornare su quanto scritto al suo collega: avevo concluso che dietro la decisione di far cadere il Governo da parte di Salvini dovesse celarsi qualche ragione a noi ignota, un obiettivo X che sperava di ottenere. Vorrei vedere con lei se esista una spiegazione della mossa compiuta ieri dallo stesso Salvini in aula al Senato, la quale parrebbe quasi un dietrofront in grado di vanificare tutto; una spiegazione che funzioni anche alla luce di quel famoso X ancora ignoto.

Riepilogando: dopo aver dovuto votare le mozioni sulla TAV in accordo con il Pd e non con voi, Salvini apre la crisi di governo, affermando che non esiste più una maggioranza; anche in questo si è trovato d’accordo con il Pd. Viene, in effetti, presentata la mozione di sfiducia nei confronti di Conte, proprio il giorno in cui quel pover’uomo festeggiava il compleanno; non solo a questo si dovrà la sua stizza nell’apprender la notizia. Il 13 agosto, ieri, si riuniscono i senatori per votare il calendario: il centrodestra, riunito per l’occasione e, forse, per le prossime elezioni, propone che si voti la sfiducia il prima possibile, mentre il Pd e il suo Movimento propongono che prima si attenda il discorso di Conte, programmato per il 20 agosto; Renzi indice una conferenza stampa prima di questo voto e afferma che si creerà una nuova maggioranza; va così, ma Salvini spiazza tutti, anche il Capo dello Stato, rilanciando: se è così importante, per il Movimento, votare la riduzione dei parlamentari, la Lega accetta di farlo a patto che, subito dopo la prima approvazione di questa riforma, si vada a elezioni senza inciuci. Giuristi vicini al Quirinale affermano che non si può rimandare una riforma alla prossima legislatura, approvandola a metà in questa; sì, a metà, perché, secondo la Costituzione, una riforma costituzionale com’è il taglio dei parlamentari va approvata da ogni Camera due volte, e tra la prima e la seconda approvazione di ciascuna Camera devono passare non meno di sei mesi.

O dunque? Mi pare che manchi proprio la logica nella proposta di Salvini, o la benché minima conoscenza del diritto costituzionale; a meno che il suo vero obiettivo non sia, invece, tirare in lungo.

Io parto da tre presupposti: il primo è che Salvini non sia un idiota, o quanto meno che si faccia consigliare da gente capace, altrimenti non sarebbe dov’è ora; il secondo, che la crisi di Governo sia un mezzo per ottenere il famoso X di cui dicevo prima; il terzo, che allora la crisi di Governo possa tranquillamente essere un bluff, come avevo già scritto. Se questi presupposti sono tutti veri, la situazione attuale mi suggerisce anche un possibile valore dell’incognita X. Una semplice ipotesi, null’altro ho in mano, ma potrebbe spiegare tutto: prima della questione TAV, il più grosso rospo che il Ministro dell’Interno abbia dovuto fin qui inghiottire è stato l’elezione della Von Der Leyen a Presidente della Commissione Europea, resa possibile dal decisivo voto di quattordici membri del Movimento 5stelle. Di fronte a un tal tradimento, che giustifica le ultime perdite nei sondaggi del suo partito, si può supporre che Salvini volesse, direi, vendicarsi; e quale modo migliore che fingere di silurare il Governo perché anche l’ultima maschera cadesse dal volto dei grillini? Appena la cosa ha avuto un minimo di concretezza, che lei lo volesse o no, signor Ministro, il suo partito si è gettato ai piedi del Pd – o non ha opposto resistenza alle sue avances, che è lo stesso. Io sono convinto che, alla fine, il passo decisivo non verrà più compiuto, che Salvini ritirerà o voterà contro la sua stessa mozione e che il Governo rimarrà in piedi. Ma se anche mi sbagliassi, è ormai evidente che il Movimento 5stelle sarebbe disposto, al primo spiraglio, a cercare l’accordo con il Pd: il partito che rappresenta più di tutti l’odiata Casta, quello amico dei banchieri che fanno bancarotta sulla pelle dei cittadini, quello che precarizza il lavoro appena può, quello che fa da scendiletto alla Merckel. A quel punto, dove sarebbero la lotta ai politici corrotti e il bisogno di giustizia sociale di cui, finché era opposizione, il suo partito si è sempre fatto megafono? E, una volta metabolizzato questo, che cosa sarebbe del consenso popolare che il suo Movimento ha guadagnato negli scorsi anni e sta già perdendo a pieno ritmo?

Signor Ministro, non è che, niente niente, Salvini l’ha fregata?