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L'Irriverente

"Non prendete la vita troppo sul serio, comunque vada non ne uscirete vivi" [Robert Oppenheimer]

Mese

settembre 2019

Eco-macelleria sociale

Satira n° 39 di Gianluca Berno

Dopo l’ennesima pagliacciata pseudo-ambientalista del venerdì, propongo un’altra lettura del problema, basata sul fatto che i Paesi in cui s’inquina di più sono la Cina, l’India e le aree più industrializzate dell’Africa. Non è colpa dei popoli che lì abitano, ma delle grandi multinazionali occidentali, che producono lì perché possono sfruttare i lavoratori e versare i rifiuti in mare. La bellezza della globalizzazione… Continua a leggere “Eco-macelleria sociale”

Gli Stati Uniti

Sonetto nazionale n° 9 di Gianluca Berno

Cari lettori, dopo tanto tempo ho voluto rinverdire il filone dei Sonetti nazionali – gli altri dei quali si trovano in questa pagina. Dopo la Grecia, ho deciso di andare oltreoceano… Continua a leggere “Gli Stati Uniti”

Morto un Conte, se ne fa un altro (?)

Editoriale di Gianluca Berno, 5 settembre 2019

Signor Presidente – già, ma sarà il titolo giusto? Insomma, se la guardiamo dal punto di vista dell’esecutivo in via di dismissione, dovrei chiamarla «Signor Presidente uscente», «Signor ex Presidente»; se invece la guardiamo dal punto di vista di un Governo costituendo, ancora privo di una fiducia parlamentare, dovrei rivolgermi a lei come al «Signor Presidente in potenza» o al «Signor quasi Presidente». O dunque? Sa, allora, che cosa faccio, giacché chiamarla «Signor Conte» fa tremendamente Ancien Régime? Intesto così –

Signor Interim, anzi –

Signor Limbo,

leggiadramente sorvolo sulle felicitazioni per il possibile secondo incarico, che fin troppa gente Le ha fatto anzitempo: gente quasi sempre del tutto estranea alla nostra Nazione, digiuna affatto d’affari italiani e talvolta implicata in trascorsi non per forza onorevoli – il che è condizione frequente, quando si è a capo di Governi o Stati. Altrettanto fuggevole sarà il mio accenno al voto appena conclusosi sulla piattaforma Rousseau, quello in cui la base del Movimento 5 stelle, il maggior sostenitore della Sua ricandidatura, era stata consultata sull’opportunità dell’alleanza con il Pd. Mi limiterò a citare il Marcotti che, sul suo canale YouTube Finanza in chiaro, ha affermato più o meno: «Se volevano fare una schifezza, l’hanno fatta enorme». La domanda era chiara e, in condizioni di vera democrazia diretta, avrebbe prodotto un plebiscito contro l’alleanza malefica; perciò, il Movimento ha pensato bene di ribaltare le risposte: pare che, votando No, l’iscritto di turno si vedesse comparire una finestrella con scritte come «Grazie per aver votato Sì» o «Hai selezionato Sì, continuare?». Il risultato è stato a dir poco bulgaro: circa l’80% di Sì. A occhio, una tornata elettorale nel mondo reale che finisse veramente così solleverebbe come minimo qualche vago sospetto.

Più il tempo passa e le notizie si affastellano, più mi convinco, signor Limbo, che questo esecutivo giallo-rosso (o giallo-fucsia, secondo la definizione del Fusaro) sia in verità non solo un vile attacco di Macron alla sovranità italiana, finalizzato a eliminare l’ostacolo che noi rappresenteremmo all’allungamento dei tentacoli francesi sull’Africa (cfr. Sapelli) ma soprattutto il capolavoro politico di Salvini.

«Ma come?» mi dirà Lei. «L’abbiamo ostacolato per mesi approfittando del fatto che io e Tria andavamo a negoziare con l’Europa (anche sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità) in sedi non ufficiali, così che il Parlamento non avesse a disposizione alcun verbale da consultare; l’abbiamo costretto a fare la figura del deficiente che prima tenta il colpaccio e poi ritira la mozione di sfiducia all’ultimo, capendo che è stato incastrato; ci siamo messi assieme Pd e 5s (il partito che voto e quello che mi vuole) a scapito suo e ora è fuori, all’opposizione, dove può solo sbraitare…»

Appunto. Non mi risulta che Salvini sia passato dal 4% del 2013 al 17% del 2018 mentre governava; non mi risulta che il Movimento 5 stelle abbia accresciuto la propria base di elettori dal 25% del 2013 al 34% del 2018 facendo parte d’un esecutivo. Mi risulta, invece, che il Pd sia passato proprio governando dal 40,8% delle Europee 2016 al 18% del marzo 2018. Mi risulta anche che i grillini abbiano perso consensi, durante quasi quindici mesi di esecutivo, passando dal 34% parlamentare al 17% delle Europee. Il Pd, dal canto suo, ha leggermente migliorato la propria posizione non solo rifiutandosi nel 2018 di creare un Governo purché fosse, ma chiudendosi pure in un ostinato silenzio di più mesi: infatti era passato dallo striminzito 18% già detto al 20-22% delle ultime Europee – per altro, anche riassorbendo i partitini. Corroborano il dato i risultati di Giorgia Meloni, che prima del 2018 era appena sopra lo sbarramento e oggi è data nei sondaggi sopra Forza Italia – la quale, sorreggendo il Pd nel Governo Letta, ha fatto la sua stessa fine, arrivando oggi a un inedito e ininfluente 6% nei sondaggi. La sola eccezione par essere, alla fine de’ conti, la Lega, la quale ha rafforzato i propri consensi governando, dal 17% del 4 marzo al 34% delle Europee 2019 – e si noti lo scambio di percentuali con i grillini.

Al di là dei dati, che sono inoppugnabili in sé ma si prestano a diverse letture, un altro è il punto che più mi preme farle notare, signor Limbo. All’atto pratico, sarà molto facile tenere in piedi a qualsiasi costo la strana coppia più terzo incomodo – giacché si aggiunge al patto anche il cadavere di Liberi e Uguali: sarà che Speranza è l’ultimo a morire? – ma rimane un piccolissimo dettaglio, ossia la facciata che i due partiti maggiori della nuova maggioranza hanno sempre mantenuto prima di quest’esperienza comune: come metter insieme quello che per i 5 stelle è «La Casta», il «Partito di Bibbiano», con quelli che il Pd non ha mai esitato a tacciare, più o meno velatamente, di analfabetismo funzionale? Per una poltrona si può tutto, soprattutto quando si tratta di blindare quella che nel 2023 non sarà più di Mattarella e consegnare tutte le altre a Macron; ma gli elettori non sono stupidi, e non apprezzeranno. Se tutto andrà secondo logica, signor Limbo, il Governo di questi due partiti sarà per entrambi l’ultima fatica prima dell’annientamento alle urne.

Quindi, sì. Sarà il capolavoro politico di Salvini. «Ma no» mi dirà Lei. «Intanto, fino a quel giorno governiamo noi e facciamo quello che vogliamo.» Ma naturalmente… se ci sarà lo spazio di manovra: pare che nelle Commissioni parlamentari, soprattutto del Senato, si preannunci battaglia. Se c’è una cosa che la politica avrebbe dovuto imparare dalla storia travagliata del Porcellum, essa è: non far scrivere un regolamento a Calderoli. Questi ha annunciato in un’intervista che la Lega, ancora maggioritaria nelle Commissioni, creerà ingorghi di emendamenti e impiegherà ogni cavillo per evitarci, ove possibile, il peggio. Infatti, l’ideatore della famigerata legge elettorale bocciata dalla Consulta ha ricordato di essere tra gli estensori del nuovo regolamento di Palazzo Madama, e che questa volta ci sarà d’aiuto. Che dire? Io sono convinto che la maggior parte degli Italiani sia disposta ad affidarsi a tutti i Senatori di buona volontà, a patto che funzioni – anche a me l’ottimismo del professor Bagnai, secondo il quale il nuovo Governo si saboterà da solo, pare forse un po’ eccessivo.

In conclusione, signor Limbo, le auguro buon lavoro, in senso morale: sarebbe gradito un fallimento già in sede di fiducia, onde evitarci più posticcio patto per la poltrona della Storia d’Italia; ma non pretendo un simile scatto d’orgoglio da chi pensa di sacrificare la Patria a un apparato burocratico internazionale, fatto a uso e consumo di qualche decina di nababbi.

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