Editoriale di Gianluca Berno, 13 dicembre 2019

Mentre un movimento d’ispirazione ittiologica, che si definisce apartitico nonostante sia nato dall’iniziativa del Mortadella, riempie le piazze con l’aiuto di Photoshop, Giuseppi si porta a casa l’autorizzazione del Parlamento a tradire la Patria firmando la riforma del MES. Essa consiste in un aumento smisurato dei poteri di un organismo internazionale il cui unico scopo è spostare le ricchezze dai Paesi dell’Unione che hanno bisogno d’aiuto ai creditori ricchissimi di questi Paesi. La volta scorsa, il MES uccise la Grecia in cambio di finti aiuti, pagati dall’Italia, che di fatto sono passati dalle casse greche solo per finire nei caveau delle banche francesi e tedesche, creditrici verso lo Stato greco. Naturalmente, se gli amministratori di queste banche si fossero premurati allora d’indagare in quale Paese stessero investendo, non avrebbero avuto bisogno di ammazzare di austerità settecento bambini greci e chissà quanti padri di famiglia, suicidatisi per motivi economici.

L’Italia sarà la prossima vittima diretta, dopo essere stata indirettamente prosciugata per finanziare il «salvataggio» greco: infatti, se un Paese dovesse chiedere l’aiuto del MES, gli si permetterebbe d’attingere ai fondi solo se in possesso di stringenti requisiti; altrimenti, lo Stato in questione dovrebbe ristrutturare il debito pubblico, cioè abbassare il valore dei suoi buoni obbligazionari. Se l’Italia, ovviamente priva dei requisiti, dovesse chiedere soldi al MES, per i risparmiatori italiani sarebbe un disastro: il 70% del debito pubblico è in mano alle banche italiane, che andrebbero in crisi di liquidità; secondo la direttiva sul bail-in, potrebbero immediatamente rifarsi sui correntisti – noi.

Inizialmente, quando ancora c’era il Governo Giallo-Verde, il Parlamento aveva imposto a Conte e Tria di non firmare alcunché e non avviare neanche trattative senza informare prima le Camere. Finché non ci ha salvati una fuga di notizie, Conte e Tria hanno trattato senza far sapere niente a nessuno. Giuseppi, se avesse firmato già, rischierebbe cinque anni di reclusione per tradimento.

Con tutto ciò, si moltiplicano quelli che vorrebbero far cadere il Governo: secondo i vari retroscena di questo o quel giornale, ci sarebbero cinque, dieci, trenta senatori del M5s disposti ad andarsene all’opposizione; Zingaretti potrebbe sperare di cacciare via i pochi renziani rimasti nel suo partito compilando le nuove liste elettorali; Renzi necessiterebbe di far cadere il Governo e causare elezioni anticipate entro il 12 gennaio, giorno in cui entrerà in vigore il taglio dei parlamentari: sa già che, con il 4% che racimolerebbe nelle urne, sarebbe irrilevante nel prossimo, asfittico Parlamento italiano. Ecco allora, stando a qualche analista, il nostro comune nemico arrovellarsi su come salvare il Senato, dopo aver perso il potere nel tentativo di distruggerlo… In ogni caso, le vicissitudini sempre più machiavelliche della politica internazionale mi impongono prudenza: tutti vogliono far cadere il Governo, ma finché non lo vedrò con i miei occhi, non intendo credere a nessun retroscena. Ne riparleremmo se mai cadesse, in ossequio al famoso adagio di Trappattoni.

Nel frattempo, Boris Johnson ha vinto le elezioni britanniche, dimostrando che i cittadini del Regno Unito non hanno ancora cambiato idea sulla Brexit; ma per forza: considerando la maniera in cui l’Unione Europea sta sprofondando nel più cupo dei regimi tirannici, ne hanno ben donde.