Editoriale – Speciale regionali di Gianluca Berno, 27 gennaio 2020

Il risultato delle regionali in Calabria era stato dato per scontato quasi subito, pur non essendolo per niente: i trascorsi non idilliaci fra la Lega e il Meridione sono lontani dall’attuale strategia comunicativa di Salvini, ma non sono certo lontani nel tempo; quindi il risultato ottenuto là dal centrodestra è un’opera straordinaria: dal 32% della volta scorsa al 53 odierno, in cui la Lega è quasi al livello di Forza Italia (12% e qualcosina) mentre la volta scorsa non si era nemmeno presentata: da zero a secondo partito della coalizione vincente è molto.

Ma come i funerali di Gigi Sabani, fagocitati da quelli concomitanti di Pavarotti, anche il voto calabrese non ha suscitato alcun interesse, se paragonato a quello per l’Emilia-Romagna.

Dopo una gara combattuta quant’altre mai, in cui chi scrive ha creduto fino alla fine che potesse vincere – di misura – il centrodestra, i risultati parlano chiaro: il nuovo Presidente della Regione è il riconfermato Bonaccini, centrosinistra, con il 51% dei voti; resta indietro la Borgonzoni, centrodestra, al 43,6. I pentastellati, di cui fino a ieri ignoravo punto che avessero un candidato, sono scomparsi dai radar già agli exit-poll.

Questo circa i candidati alla Presidenza; diverso è il discorso sulle coalizioni e ancora più lontano quello sulle singole liste, mercé il voto disgiunto: il fronte del centrosinistra ottiene poco più del 48%, mentre quello del centrodestra supera il 45; ma il terremoto si sente al livello delle singole liste, dove scopriamo un Pd al 34% e una Lega secondo partito al 31.

Su questo piano l’analisi è facile: la regione rossa per eccellenza non è ancora espugnata, ma sarebbe un po’ avventato credere che sia tutto come prima: pare evidente che a sostegno di Bonaccini si sia costituita una maggioranza piuttosto fragile, che può contare di certo sul 48% e che dovrà, di volta in volta, convincer altri a soccorrerla. In ogni caso, il più sensazionale dei dati resta la Lega secondo partito: non della propria coalizione, ma in termini assoluti. In proporzione, è molto più forte del Pd, se si considerano i precedenti storici e i fattori ambientali.

Ma raccogliere i cocci di una previsione errata non m’interessa: quel che lascia perplessi è ciò che accadeva ieri sera, intorno alla mezzanotte, mentre in televisione si davano le prime proiezioni. In quel momento la piattaforma Eligendo, in cui il Ministero dell’Interno riporta proiezioni basate su quanto dichiarato dalle sezioni scrutinate, dava la Borgonzoni notevolmente in testa, pur con sole 7 sezioni scrutinate su 4.520, un nulla; alla stessa ora, su Rai1, Porta a Porta indicava in lieve vantaggio Bonaccini, 48 contro 45%, con il 6% delle sezioni scrutinate (271 su 4.520, mi informa la mia calcolatrice); e su La7, dove si dava per scrutinato l’8% delle sezioni (361 su 4.520), le proiezioni segnalavano Bonaccini primo col 51%, lasciando la Borgonzoni al 43%.

Su quali dati si basavano le due reti? Più strano ancora, per non dire inquietante, è che i dati di Mentana alle 00.07 sono molto simili al risultato finale dei candidati alla Presidenza, mentre si riscontrano le stesse cifre date da Vespa a quell’ora nei dati finali di Eligendo sulle coalizioni. Se non fossi certo della buonafede dei due conduttori e di tutti coloro che lavorano nelle rispettive redazioni, quasi mi verrebbe da malignare che in televisione sapessero i risultati finali prima degli stessi scrutatori…

E qui il mio tacitiano gusto per i complotti entra in cortocircuito con le voci insistenti di possibili brogli, rincorsesi sull’Internet nei giorni scorsi. E ancora di più gettano ombre cupe le accuse a Bonaccini del sindaco di Jolanda di Savoia – si veda Il resto del Carlino del 23 gennaio – e del prof. Sen. Bagnai, che sul suo blog Goofynomics, un paio di giorni fa, parlava di metodo mafioso del Pd in Emilia-Romagna.

Io fingerò di non aver letto queste cose e di non aver notato la stranezza dei dati televisivi; io posso fingerlo. Forse una Procura, qualora le si facesse notare tutto ciò, non avrebbe la stessa libertà che ho io.