Editoriale di Gianluca Berno, 1° marzo 2020

Cito il Manzoni, autore di una delle più celebri descrizioni di pestilenze nella letteratura universale, con tutta la carica antifrastica che ciò mena seco.

Si notino, infatti, alcune questioncine di un certo interesse: anzitutto, vi scrivo da Milano, che nell’ultima settimana, a quanto pare, è diventata più pericolosa di Kabul. Qualora ve lo chiedeste, vi assicuro che stiamo tutti mediamente bene, come sempre.

In secondo luogo, il Governo spagnolo di cui narrava il Manzoni viveva nella paura di ammettere che fosse scoppiata un’altra pestilenza cinquant’anni dopo quella in cui si era trovato san Carlo: ne seguì il funesto tentativo di mascherare la verità, simile a quello che Pechino ha tentato alla fine dell’anno scorso – pare già da ottobre! – finché la polvere non ha fatto ingobbire il tappeto. Invece, noi moderni, che ci siamo evoluti tanto, abbiamo un Governo tedesco che ha permesso ai giornalisti di sommergerci di allarmismo, senza spiegazioni chiare, mentre i soli Enti che tentassero di arginare il contagio erano le Regioni. Ci riempie di sconforto il sospetto, non più verificabile, che ci sarebbero riuscite, se avessero ottenuto subito dal Governo la quarantena di tutti i viaggiatori cinesi – a prescindere dalla provenienza degli aerei – e di chiunque fosse stato in Cina prima di venire in Italia. Invece, quello che i governatori della Lombardia e del Veneto hanno ottenuto in risposta è stata un’accusa di razzismo; ovviamente perché avevano la grave colpa di essere leghisti: se le stesse misure fossero state invocate non da Salvini ma da Bonaccini, o dall’abbracciatore di Cinesi che amministra la Toscana, forse Conte ci avrebbe anche fatto un pensierino…

Sia il lettore a giudicare se questo sia il modo di affrontare una situazione del genere, da parte di un Governo. Per quanto riguarda Salvini, Zaia, Fontana e gli altri, a mio giudizio rimane nel loro modo di agire una strana ambiguità di fondo: mi è parso che considerassero il virus – o vairus, per i diversamente italofoni – tremendamente pericoloso o quasi innocuo a targhe alterne.

Su questo, e siamo alla terza differenza rispetto alla peste manzoniana, io ho scarsi dati, ma tutti molto interessanti:

1) il virus ha contagiato finora qualcosa come 1040 persone in tutt’Italia – dati di stamattina – costringendo al rocovero in ospedale solo il 20% dei contagiati. Il 3% di loro è morto, quasi sicuramente non per il coronavirus in sé, ma perché esso ha peggiorato quadri clinici già gravi. In particolare, la mortalità oscilla dallo zero quasi totale per i bambini sotto i dieci anni all’1,3% per gli adulti fra i cinquanta e i sessant’anni, fino al 14% circa per gli ottuagenari – donde il forte dubbio tacitiano che il paziente zero lavori per l’INPS…

2) la malattia che ci sta mandando in paranoia è una specie appartenente al genere coronavirus, di cui – pensate un po’ – fa parte anche il raffreddore. Per tale ragione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato al ceppo un nome proprio, Covid-19. A me pare una catena di supermercati, ma sarò strano io.

3) nel 2019 l’influenza stagionale ha contagiato oltre cinque milioni d’Italiani e ha ucciso l’8% dei pazienti senza creare tutto questo marasma. Dovremmo seriamente rivedere le nostre priorità.

4) il vero problema sanitario non è dato dal virus, ma dal fatto che i posti letto di cui gli ospedali italiani dispongono per i malati infettivi sono complessivamente quattromila: ne consegue che, se salisse troppo il numero dei malati gravi, non ci sarebbe abbastanza spazio per occuparsene in sicurezza. Da qui il senso delle misure restrittive – del tutto vane, dal momento che a milioni hanno affollato, anzi, preso d’assalto i centri commerciali per accaparrarsi generi alimentari, manco stesse arrivando una squadra aerea da bomabrdamento.

La peste dei Promessi sposi, invece, era molto più letale e contagiosa, specie per via dell’igiene disinvolta tipica del XVII secolo.

Per altro, erano talmente scarse le conoscenze mediche sulla peste, che si credeva girassero diabolici agenti del male, gli untori, spargendo unguenti con cui diffondere il contagio. Ah, ma in quest’era illuminata, nella nostra civiltà moderna della scienza, gli untori non ci sono più… Giusto?

Ah, no. Siamo noi. Qui è il capolavoro mediatico denunciato qualche giorno fa, su Twitter, dal sen. Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio, eletto con la Lega. In un baleno, la Cina è quasi scomparsa: il mondo intero era con gli occhi puntati sull’Italia, come se il virus fosse nato a Codogno, con danni incalcolabili per il turismo e svariate attività economiche. Ci respingono alle frontiere non sapendo se fidarsi, eppure siamo il Paese europeo che ha fatto più controlli. Solo ora, trascinate da quanto sta accadendo, le autorità francesi e tedesche ammettono la presenza di contagiati sui loro territori, avendo cura che si pensi che i primi pazienti abbiano avuto contatti con noi lebbrosi. Tengo a far notare che la Germania è il Paese con i maggiori legami commerciali con la Cina, quello da cui aveva più senso che partisse il contagio al di qua degli Urali: la differenza fra loro e noi è che i Tedeschi non hanno sentito il bisogno di parlare troppo mentre monitoravano la situazione: è un’ottima strategia, dato che sovente il panico uccide più del pericolo oggettivo.

Qui è evidente che il problema è stato tutto mediatico: come si gestisce una notizia che potrebbe generare danni enormi? Se una nave sta andando a fondo, bisogna portare i passeggeri sulle scialuppe senza mai esplicitare che il naufragio è imminente. Ma questo, sia chiaro, è valido anche quando si ha a che fare con il più pubblicizzato reffreddore di tutti i tempi.

Intanto, non sappiamo più niente:

1) della crisi dell’ILVA, la cui chiusura farebbe fallire tutto il settore industriale del Nord, il quale vive dell’acciaio di Taranto;

2) della guerra dei dazi fra Stati Uniti e Cina, che tanto potrebbe cambiare negli equilibri economici internazionali;

3) dell’approvazione del MES, la quale potrebbe anche avvenire di notte, senza che nessuno se ne accorga, portando il nostro Paese in una situazione di rischio assolutamente letale;

4) della Brexit.

In questo momento più che mai occorre essere vigili su tutto, sotto il chiasso dei dibattiti televisivi. Come sia nato questo virus e se vi sia dolo non è facile a dirsi; ma si vede bene chi trae vantaggio dalla situazione, e non parlo solo di abbietti sciacalli che vendono le mascherine su Internet a cinquemila euro.

Ci hanno di certo guadagnato gli Stati europei che hanno colto l’occasione di chiuderci le frontiere in faccia e tenere i propri cittadini lontani dalle nostre mete turistiche, mentre i nostri governanti si recavano a visitare i quartieri cinesi. Ci hanno guadagnato gli Stati Uniti, che in un attimo hanno indebolito la Cina e potrebbero veder cadere il Conte bis, un esecutivo, a giudizio di Trump, troppo filo-cinese. Ci guadagnerà qualche casa farmaceutica, è naturale, e qui dipende da quanto siamo propensi a temere un dolo a fini commerciali. Ci guadagna un Governo che, non sapendo bene come uscire dal pantano, preferisce distrarre tutti con il coronavirus. Io non so quali disastri debbano nascondere, ma tremo.

Ah, un’altra cosa. Qualcuno ha capito se il papa abbia contratto il virus? Perché, sebbene oggi abbia detto l’Angleus, sono molti i suoi impegni già cancellati, e non è credibile si tratti solo di raffreddore. Vedi che cosa succede a schiaffegfiare i Cinesi?