Editoriale di Gianluca Berno, 15 marzo 2020

Fermi tutti! Che nessuno si muova: ho capito bene? Davvero la Germania, non mandando lettere imploranti a nessun membro della Commissione europea, ha tirato fuori dal cilindro 550 miliardi per sostenere la propria economia durante l’emergenza sanitaria?

Certo, qualcuno continuerà a ripetere la balla demenziale per cui la Germania può farlo perché ha i conti in ordine, mentre noi abbiamo il Debbito, signora mia, che graverà sui figli dei figli dei nostri bisnipoti, per tutta l’eternita e pure di più… Ma io voglio proteggervi da queste e altre scempiaggini con una serie di definizioni spicciole. Esse non hanno la pretesa di essere esaurienti né tecniche, dal momento che non sono un economista ma un letterato; però un testo di economia è pur sempre un testo, così da letterato posso capirlo, e l’economista, se non è bocconiano, messo di fronte a Tanto gentile e tanto onesta pare, non perderà tempo a chiedersi se Beatrice abbia pagato l’IRPEF.

Debito pubblico | Metodo con il quale lo Stato si finanzia. Esso emette titoli di Stato, che funzionano come azioni con data di scadenza: chi li compra paga la cifra indicata e riscuoterà l’interesse annuo; a scadenza, riceverà indietro il capitale versato. In uno Stato che sia tale, la banca centrale garantisce i titoli acquistando quelli che, all’ultima asta, sono rimasti invenduti. Ciò protegge lo Stato dagli effetti delle speculazioni. La pratica di emettere buoni del debito ha lo scopo di ottenere dalla loro vendita il denaro necessario alle spese dello Stato, che potrà restituirli in quanto creatore di valuta: perciò i titoli emessi da uno Stato sovrano sono a rischio zero, a meno che non sia la classe politica a scegliere di far fallire lo Stato cioè renderlo incapace di ripagare i titoli emessi (insolvenza); per esempio, ciò che fece l’Argentina entrano nell’unione monetaria col dollaro americano, così da ridursi in condizioni disastrose e dover dichiarare l’insolvenza. Va da sé che il debito pubblico, poiché è verso gli acquirenti di titoli di Stato, è un credito privato; nella migliore delle ipotesi, il debito va ai cittadini dello Stato stesso, come accade in Giappone, così che funge da ascensore sociale.

Deficit | Si tratta non di soldi sottratti alle future generazioni, come vogliono alcuni, ma di tutto ciò che uno Stato non incassa come tasse e imposte: è deficit anche il salario netto di tutti i lavoratori dipendenti, quella parte che lo Stato lascia al cittadino; del resto, con che cos’altro mangeremmo? Il deficit è cosa normale in uno Stato democratico e in un’economia avanzata.

Tasse | Non servono a finanziare la spesa pubblica né i servizi: quello si fa attraverso il debito pubblico e il potere di battere moneta. Le tasse hanno tre semplici funzioni: a) imporre che circoli la moneta sul territorio, dato che non si accettano pagamenti in altre forme; b) redistribuire la ricchezza finanziando gli ammortizzatori sociali con i soldi di chi può pagare di più; c) controllare l’inflazione.

Inflazione | Aumento dei prezzi, che può essere determinato da due cause diverse: la prima, sul fronte interno, è la maggior possibilità di spesa dei cittadini rispetto alla precedente rilevazione, per cui si innesca un aumento di prezzi per legge di mercato; la seconda, sul fronte esterno, è l’aumento di prezzo di beni o materie prime provenienti dall’estero, che si ripercuote sull’economia interna – grave fu la crisi petrolifera degli anni ’70, che produsse un aumento eccessivo dell’inflazione in Italia, cui lo Stato non rispose subito con la necessaria energia. Il primo tipo d’inflazione, se non sale in maniera eccessiva, è un segno di salute dell’economia, perché fa guadagnare le imprese e dunque i loro dipendenti; per evitare che i consumatori ci perdano, lo Stato può adottare misure compensative come la “scala mobile”, l’indicizzazione di salari e pensioni in base al tasso di inflazione. Di contro, un contenimento eccessivo dell’inflazione si traduce in un decremento dei salari di chi produce i beni di consumo, il che riduce il potere d’acquisto di una parte di popolazione e provoca il ristagno economico. Altra cosa è l’inflazione importata, quella del secondo caso, che è controllabile solo riducendo la dipendenza da prodotti o materie prime altrui – in una parola, con politiche parzialmente autarchiche, dato che un’autarchia totale è utopica anche rinunciando alla globalizzazione.

In tutto questo, mi interessa far notare una cosa: la Germania, che non ha i conti in ordine ma finge bene, con la sua decisione di spendere denaro pubblico in grandi quantità, ha detto addio alle regole di bilancio europee; è la prova che se ne può fare a meno, che se ne deve fare a meno, e che anche il nostro Paese, se vuole vivere, dovrà per forza violarle. Questa è la sola notizia positiva della pandemia: sta dando il colpo di grazia al liberismo, e forse già entro l’anno potremmo veder circolare monete che non ricordavamo più; forse a partire dal marco tedesco…