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L'Irriverente

"Non prendete la vita troppo sul serio, comunque vada non ne uscirete vivi" [Robert Oppenheimer]

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Editoriali

Alla finestra

Editoriale di Gianluca Berno, 7 gennaio 2021

Ieri sera a Washington è successo un fatto le cui conseguenze potrebbero vedersi fra molto tempo, indipendentemente dalla decisione del Congresso americano. Per riassumere: ieri, le due Camere americane si sono riunite per la certificazione dei voti elettorali assegnati fra il 3 e il 4 novembre; durante la seduta, come poteva ben aspettarsi chi ha cercato informazioni in rete, alcuni deputati e senatori repubblicani hanno contestato parte dei grandi elettori sostenendo irregolarità nel processo elettorale; di fronte a un sostanziale equilibrio fra le parti avverse, la parola è passata al presidente del Senato Pence, il quale avrebbe potuto, in base ai precedenti storici, decidere quali voti accettare e quali no, motivando la sua scelta; Pence ha dichiarato immediatamente di non averne la competenza, mentre fuori dal Campidoglio una grande folla di sostenitori di Trump assisteva a un infiammato comizio del Presidente uscente. All’arrivo della notizia delle dichiarazioni di Pence, una parte di questa folla si è riversata dentro il Campidoglio e ne ha occupato almeno un piano, travolgendo forze di polizia del tutto insufficienti a qualunque difesa; a richiesta della presidente della Camera Pelosi d’inviare la Guardia Nazionale come rinforzo, il presidente Trump ha risposto picche, e i militari sono arrivati solo su ordine di Pence, il quale questa volta non è stato a controllare se dare l’ordine fosse di sua competenza o meno.

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Come vincere le elezioni

Editoriale di Gianluca Berno, 7 novembre 2020

Secoli di politologia e raffinate analisi di voti e dati sono stati ufficialmente spazzati via dal rivoluzionario Metodo BidenTM per vincere una consultazione elettorale. Riassumo qui le sue linee essenziali, in modo che anche voi possiate seguirlo con successo:

  1. comprate due facciate del Corriere e fateci scrivere sopra, in corpo 72: “Sono il nuovo Presidente del consiglio”;
  2. trovate un congruo numero di deficienti che ci credano;
  3. dopo due o tre giorni, presentatevi a Palazzo Chigi in abito elegante.

Il Metodo BidenTM è garantito, a prova di bomba, ci assicurano le nostre fonti; l’unico rischio è un ricorso in tribunale da parte di quei fastidiosi pignoli retrogradi che hanno ancora il vizio di recarsi agli uffici competenti con le firme a sostegno della propria candidatura e poi, nell’era di Internet, passano ancora sei mesi a girare per le piazze e fare comizi.

Cose da pazzi, eh? Come le chiamavano, nel lontano millenovecent’eccetera? “Campagne elettorali”? Tutta roba superata, lo diceva pure Beppe Grillo…

Io mi limito a far notare un paio di cose: la prima è che la legge ancora non assegna alla stampa il potere di proclamare il Presidente degli Stati Uniti: pare, ma io non ci credo, che questo gioco sia già stato provato quando Bush junior concorreva contro Al Gore: il candidato democratico fu dato per vincente prima che si fosse pronunciata la Corte Suprema, e poi andò com’è andata.

Per quanto mi riguarda, sgombrando la mente da ogni idea politica e da qualunque simpatia o antipatia per l’uno o l’altro candidato, rimane un solo argomento sul campo: qualora la Corte Suprema abbia da ridire sul conteggio dei voti, i risultati ora annunciati potrebbero essere modificati anche sensibilmente. Un’altra osservazione può esser fatta in questa sede: sapendo che i magistrati senza un’idea politica sono una pia illusione cui hanno creduto solo i nostri Padri Costituenti, coloro che hanno scritto le regole sul funzionamento della Corte Suprema americana hanno lasciato che i giudici fossero notoriamente iscritti a partiti politici, in modo che tutti lo sapessero fin da principio; e al Presidente degli Stati Uniti è concesso di nominare nuovi membri qualora ne servissero. Attualmente, con l’ultima nomina presidenziale, la Corte è a maggioranza repubblicana, e pare abbia già annunciato di prender in carico il ricorso dell’attuale Presidente, il quale resterà in carica fino all’insediamento del prossimo; o resterà in carica e basta, se la Corte dovesse accogliere il ricorso.

Se anche solo la metà di quel che ho sentito dire su queste elezioni dovesse essere verificato, il prossimo Presidente degli Stati Uniti sarebbe di nuovo Donald Trump. A ognuno di voi il sacrosanto diritto di accogliere la notizia come meglio crede.

Perché voto no

Editoriale di Gianluca Berno, 12 agosto 2020

Fra poco più d’un mese, verremo chiamati alle urne quantomeno per il referendum con il quale ci è chiesto di confermare o meno la riforma costituzionale nota come «taglio dei parlamentari»; una parte di noi ci andrà anche per le elezioni in sette Regioni e quelle in un migliaio di Comuni, ma di queste ha più senso parlare a voto avvenuto.

Quello che m’interessa in questo momento è il referendum sui parlamentari, sul quale io non intendo nascondere nessuna delle mie impressioni e convinzioni. Ricordo come se fosse ieri quella volta in cui Renzi ci implorò di incoronarlo con un plebiscito a favore della sua orripilante riforma costituzionale: la maggioranza degli elettori dovette andare a votare come se il quesito avesse riguardato il gradimento per il Governo, che infatti si dimise – ma Renzi, che aveva promesso l’addio alla politica in caso di sconfitta, restò al suo posto.

Oggi siamo nella stessa situazione, ma il Governo fascista che abbiamo adesso è stato ben attento a non personalizzare il voto; anzi, sta subdolamente cercando di disconnettere le teste e le pance degli elettori, nell’illusorio tentativo di parlare solo alle seconde, sebbene la psicologia dimostri che ragione e sentimento formano un groviglio necessariamente inestricabile. La strategia si basa su un sistema vecchio come il mondo: se funzionasse, io non accuserei il Governo di truffa, ma direttamente di circonvenzione d’incapaci, perché non si può non vedere la mastodontica macchina propagandistica da quattro soldi che si sta usando contro il Parlamento. Io fin da adesso esprimo totale solidarietà per i poveri sventurati che hanno chiesto il bonus da seicento euro perché la legge lo consentiva loro, e sono stati messi alla gogna immediatamente come se avessero sgozzato una decina di bambini delle elementari. Ma andiamo per ordine.

Il quesito cui rispondere sarà se confermare (SÌ) o meno (NO) la riforma costituzionale con cui il numero dei parlamentari, deputati e senatori, sono stati dimezzati a partire dalle prossime elezioni. Io voterò no, cioè voterò per tenerceli tutti e mille com’è sempre stato, e lo farò per le ragioni che seguono:

  • voto no perché i parlamentari sono gli unici politici a livello nazionale eletti da noi, gli unici che, se non fossero sotto ricatto dei partiti e del Governo, risponderebbero a noi cittadini, l’unico tramite fra noi e il potere; se riduciamo questo tramite, questi rappresentanti, avremo ancor meno presa sul potere di quanta non ne abbiamo già ora, il che significa trasformare in legge lo schifo insopportabile di un Governo che fa quel cavolo che gli pare disprezzando il Parlamento da cui dovrebbe prendere ordini: io li triplicherei, i parlamentari!
  • voto no perché la riduzione dei parlamentari era un progetto della P2, e se nacque uno scandalo quando uscirono le liste degli adepti ci sarà un motivo;
  • voto no perché i paladini pentastellati dell’onestà, che hanno voluto questa riforma, sono quelli che hanno voluto come Ministro della Giustizia Bonafede, che abbiamo scoperto piacer tanto ai mafiosi;
  • voto no perché i grandiosi risparmi che otterremo dal taglio, divisi per il totale della popolazione italiana, fanno un caffè a testa ogni anno;
  • voto no perché la vera riforma costituzionale consiste in poche e semplici mosse, le quali v’illustro qui sotto:
    1. bisogna impedire in qualunque forma al Presidente del Consiglio dei Ministri di agire autonomamente, qualunque cosa succeda: i provvedimenti urgenti si devono sempre formulare come Governo e sottoporre in un secondo momento al voto parlamentare; se anche una sola Camera boccia il provvedimento, esso è automaticamente nullo;
    2. bisogna rendere illegale qualsiasi forma di finanziamento privato dei partiti, dalle Feste dell’Unità alle donazioni private, e costringerli a vivere solo di soldi pubblici, così da essere controllabili da parte dello Stato (che siamo noi);
    3. bisogna impedire in qualunque forma che chi ha ruoli di potere all’interno di una formazione politica possa ricoprire qualsivoglia incarico pubblico;
    4. bisogna limitare fortemente la possibilità del Governo di proporre leggi;
    5. sarebbe interessante inserire nel nostro ordinamento le elezioni di metà mandato sul modello statunitense: la Repubblica parlamentare si basa sul voto del popolo, quindi è meglio se si vota più frequentemente.

In tutto questo, spero che i cittadini abbiano notato che il nostro nemico non è chi ha chiesto un bonus che poteva chiedere, ma chi ci ha chiusi tutti in casa per due mesi senza una reale motivazione, come emerge ora dai verbali del Comitato Tecnico Scientifico che, guarda caso, si è tentato di tener segreti. Del resto, se coloro che hanno chiesto quei soldi potevano farlo, è grazie a una norma voluta da chi ora li sta accusando.

Marco se n’è andato, ma ritornerà

Editoriale di Gianluca Berno, 15 marzo 2020

Fermi tutti! Che nessuno si muova: ho capito bene? Davvero la Germania, non mandando lettere imploranti a nessun membro della Commissione europea, ha tirato fuori dal cilindro 550 miliardi per sostenere la propria economia durante l’emergenza sanitaria? Continua a leggere “Marco se n’è andato, ma ritornerà”

Poi, finalmente, peste

Editoriale di Gianluca Berno, 1° marzo 2020

Cito il Manzoni, autore di una delle più celebri descrizioni di pestilenze nella letteratura universale, con tutta la carica antifrastica che ciò mena seco. Continua a leggere “Poi, finalmente, peste”

Dubbio catodico

Editoriale – Speciale regionali di Gianluca Berno, 27 gennaio 2020

Il risultato delle regionali in Calabria era stato dato per scontato quasi subito, pur non essendolo per niente: i trascorsi non idilliaci fra la Lega e il Meridione sono lontani dall’attuale strategia comunicativa di Salvini, ma non sono certo lontani nel tempo; quindi il risultato ottenuto là dal centrodestra è un’opera straordinaria: dal 32% della volta scorsa al 53 odierno, in cui la Lega è quasi al livello di Forza Italia (12% e qualcosina) mentre la volta scorsa non si era nemmeno presentata: da zero a secondo partito della coalizione vincente è molto.

Ma come i funerali di Gigi Sabani, fagocitati da quelli concomitanti di Pavarotti, anche il voto calabrese non ha suscitato alcun interesse, se paragonato a quello per l’Emilia-Romagna. Continua a leggere “Dubbio catodico”

Giochi da tavolo

Editoriale di Gianluca Berno, 6 gennaio 2020

La donna americana che inventò il Monopoli s’ispirava alle teorie di un suo conterraneo, un economista del primo ‘900 di cui mi sfugge il nome. Costui aveva individuato uno dei grandi mali dell’economia statunitense nella concentrazione eccessiva di proprietà nelle mani di pochi; pertanto proponeva la redistribuzione delle ricchezze secondo un criterio progressivo. La prima versione del gioco, infatti, prevedeva che all’inizio della partita i giocatori si accordassero su un’aliquota da pagare a ogni giro della plancia, per esempio il 10% del valore complessivo delle proprietà possedute da ciascuno. Nel corso del gioco, si veniva a creare una situazione d’equilibrio per cui nessuno poteva più ridurre sul lastrico un altro giocatore, perché pur pagando tutti solo il citato 10%, ognuno lo calcolava sui propri beni: chi aveva di più pagava di più. Continua a leggere “Giochi da tavolo”

Non dire «gatto»…

Editoriale di Gianluca Berno, 13 dicembre 2019

Mentre un movimento d’ispirazione ittiologica, che si definisce apartitico nonostante sia nato dall’iniziativa del Mortadella, riempie le piazze con l’aiuto di Photoshop, Giuseppi si porta a casa l’autorizzazione del Parlamento a tradire la Patria firmando la riforma del MES. Essa consiste in un aumento smisurato dei poteri di un organismo internazionale il cui unico scopo è spostare le ricchezze dai Paesi dell’Unione che hanno bisogno d’aiuto ai creditori ricchissimi di questi Paesi. La volta scorsa, il MES uccise la Grecia in cambio di finti aiuti, pagati dall’Italia, che di fatto sono passati dalle casse greche solo per finire nei caveau delle banche francesi e tedesche, creditrici verso lo Stato greco. Naturalmente, se gli amministratori di queste banche si fossero premurati allora d’indagare in quale Paese stessero investendo, non avrebbero avuto bisogno di ammazzare di austerità settecento bambini greci e chissà quanti padri di famiglia, suicidatisi per motivi economici. Continua a leggere “Non dire «gatto»…”

Eco-drammi

Editoriale di Gianluca Berno, 7 novembre 2019.

Oikonomìa, letteralmente il «governo della casa», è il termine che i Greci antichi usavano per riferirsi alla gestione del patrimonio e a tutte quelle attività che permettono di avere una casa presentabile; non sia mai che, venendo qualcuno, trovi la polvere sui mobili. La colossale multinazionale francoindiana Arcelor-Mittal ha trovato ben altro che polvere, il giorno in cui lo Stato italiano l’ha invitata a prendere un tè… e la più grande acciaieria in Europa. A chi scrive non importa assolutamente nulla di capire chi, tra il Governo di casa nostra e la megaditta estera, stia agendo in malafede. L’obiettivo di queste righe è andare oltre e più a fondo nell’intera questione. Continua a leggere “Eco-drammi”

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