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L'Irriverente

"Non prendete la vita troppo sul serio, comunque vada non ne uscirete vivi" [Robert Oppenheimer]

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Inviti Superflui di Natale Pace disponibile in ebook

Una bella notizia per tutti i lettori, direttamente dal Circolo16.

Circolo16

Primo importante comunciato:

Inviti Superflui di Natale Pace è finalmente disponibile in versione ebook ad un prezzo di 1,99 euro. Il file è un pdf ed è facilmente visualizzabile su qualsiasi dispositivo.

9788892695047

Acquista la tua copia di Inviti Superflui formato ebook clicca qui

Natale Pace ha deciso di donare l’intero ricavato della vendita ebook ad un fondo del Circolo16 che verrà utilizzato per stampare i prossimi volumi e autori in assoluta indipendenza e autonomia. Per noi del Circolo16 è un’occasione veramente importante, ci auguriamo che gradiate la sorpresa e ci aiutiate a diffondere il volume, condividendo sui vostri blog e social il link d’acquisto.

Potete acquistare Inviti Superflui sulla pagina dedicata di Youcanprint:

https://www.youcanprint.it/poesia/poesia-generale/inviti-superflui-9788892695047.html

Non dimenticate di lasciarci una recensione!
A presto altre iniziative!

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Lettera aperta ai genitori

Questo, a mio modestissimo parere, è un articolo troppo importante per non farlo leggere in giro.

Il Prof Bicromatico

Carissimi genitori

avrei voluto scrivere questa lettera tempo fa, la vita mi ha distratto. Ora l’urgenza di queste parole si è fatta quotidiana, come quotidiani sono i volti dei vostri figli e delle vostre figlie. Perdonerete il tono enfatico, ma li avete affidati a me per alcune ore della loro vita, io li ho accolti e ne ho cura per quanto mi è dato, per quanto sono capace. Sento quindi di dovervi scrivere per condividere con voi alcuni pensieri, per chiedervi anche un favore.

Lo faccio su questo mio spazio personale perché è personale quello che devo dire, non è un’idea ufficiale, non è, credo, molto popolare quel che penso e quello che sento di dovervi chiedere. Ma come voi mi avete affidato i vosri ragazzi e le vostre ragazze, io vi affido le mie parole, necessitano anch’esse di cure non meno attente.

Si parla in questi giorni del registro…

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UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

Circolo16

UNA POESIAPER LA SERA

GIANLUCA BERNO

FIGURE RETORICHE

Perché quando si parla di retorica
si associa alla parola un gran disgusto
e la si tratta come cosa tossica,
quasi piccione malato, o trambusto
in piena notte nato ad assordar?

L’autore ha ben bisogno che si bagnino
i versi alla fontana delle Muse
e che di bell’ingegno s’inghirlandino
le corde della lira (poche scuse:
il cambio ai carmi non si può applicar).

Allegoria perciò tutt’or mi visita
e semina una selva di concetti
arando il campo colla penna indomita.
Come sui fiori fanno certi insetti,
così i lettori faranno qua su,

o almeno spero che apprezzare sappiano.
Non è l’aspirazione mia maggiore
mietere lodi che da orpelli sbocciano
ma dimostrar che non mi manca amore
se con la lingua gioco un po’ di più.

Ella sen va negletta, scolorendosi,
nera dentro una notte zoppicante:
e non vi fa pietà che, disfacendosi,
perda per strada un…

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Le spine

Bando di scrittura a più mani

È un’idea che è nata da un racconto… ed è semplicemente fantastica. Voi che ne pensate?

Circolo16

Ly ha scritto Il cellulare.
Genio ha scritto La ferita.

La storia non è ancora terminata e ci piacerebbe ricevere altri racconti su Luca e ciò che gli è capitato.

In breve:Luca porta il figlio a pescare ma soffre di ansia a causa di un trauma lontano, la malattia mentale del padre costretto a letto quando lui aveva soltanto sette anni. Adesso ha una moglie incinta che lo aspetta a casa, un bambino seduto in riva al lago che non ha ancora preso nemmeno un pesce al quale vorrebbe dire una frase da ricordare per sempre…e un attacco di panico. Perde gli occhiali, è miope e non vede bene. In seguito a delle visioni corre in mezzo al bosco in cerca di qualcuno che possa aiutarli ma si perde. Sappiamo la mattina seguente il corpo di Luca viene trovato privo di vita in fondo ad un fosso…

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Lettera inedita – Ermengarda a Manzoni

Metro: sestine di settenari, dei quali i primi, i terzi e i quinti versi sdruccioli; i secondi e i quarti piani e rimati; i sesti tronchi e in rima a coppie.

 

Gentile Autor, volendoLe

significar la stima

che porto a Lei – non dubiti –

in séguito alla prima

di questo gran spettacolo,

adesso scriverò.

.

Non temo di ripetermi

né d’essere affettata,

s’elogio la sua splendida

arte, c’ha dimostrata

coi begli endecasillabi

che meglio non si può;

.

Soltanto, ripensandoci,

vorrei parlare un poco

del ruolo qui assegnatomi:

è ver che quest’è un gioco

tra autor, attori e pubblico,

ma è pure verità.

.

E qual è il ver che vedono

gli spettatori in scena?

Essi Ermengarda piangono,

che per due volte appena,

abbandonata e in lacrime,

appare e poi morrà.

.

Or, io capisco, è limpido

il vostro buon intento,

ma non potrebbe estendere

la parte mia? Consento

ch’io debba andar in ultimo

in casa del Signor,

.

ma sono sempre a piangere,

a farmi compatire:

ci credo che poi il pubblico

non possa più soffrire

vedermi e, sollevatosi,

assista al mio dolor!

.

Allora solo un pallido

appello ora Le faccio:

mi doni del carattere,

non voglio far lo straccio.

Se proprio debbo andarmene,

sia almen con dignità.

.

Ovvero, se di sciogliermi

nel mare indecoroso

di tutte quelle lacrime

è il fato mio penoso,

decido di dimettermi:

e adesso che farà?

Lettera Inedita-Laura a Petrarca

Metro: canzone in endecasillabi e settenari con schema AA-bccB-dD.

 

Francesco mio, benché ‘l parlar sia indarno,

aprirvi voglio, col mio scritto scarno,

il cuor, per quanto male

possa far dire ‘l vero;

ma se non è sincero,

l’animo adesso e su materia tale,

quando sarà? Per questo

badar non posso a che non siate mesto.

.

Udite ho tutte vostre rime sparse,

né voi crediate ch’il mio cuor non arse

sapendo il sentir vostro;

ma mi sovvenne tosto

l’ostacolo frapposto,

da voi, che vi chiudeste dentro al chiostro:

certo, per me cantare,

ma donde più non mi potrete amare.

.

O dunque, a che mandarmi tanti versi?

A che adornare con nomi diversi

e retoriche tinte

il bel sembiante mio,

se si è sposati a Dio?

Quale tormento a nostre membra, avvinte

com’ellera ai doveri

opposti, vagheggiar legami seri!

.

M’Amor non voglia fare il sacrilegio,

non abbi tu per me tuoi voti in spregio;

né verrò mai cercando

esto vietato amore,

i’, che n’avrei dolore

e ‘l foco eterno. Però lagrimando

per sempre mi congedo

né più da te codeste cure i’ chiedo.

.

Se puoi, tu ammirator perdona il gesto

e, per pietà, non fare manifesto

al mondo ogni pensiero

che corre la tua mente;

né mi trai nel presente

dopo la morte con il tuo pensiero:

sarebbe imbarazzante

s’ancor di me scrivessi tal qual ante.

Dante e il giardiniere di Leopardi

Primo tentativo di critica letteraria (più o meno). Spero vi incuriosisca.

Lettera inedita-Odisseo ad Omero

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