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L'Irriverente

"Non prendete la vita troppo sul serio, comunque vada non ne uscirete vivi" [Robert Oppenheimer]

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Storie

Il corridoio

Racconto di Gianluca Berno

<p class="has-drop-cap has-normal-font-size" style="line-height:1.3" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="70" height="80">Alla fioca luce della candela, che rischiarava appena un paio di metri di corridoio davanti e dietro di lei, ogni cosa era un illusorio tremar di riflessi e d’ombre. A ogni passo, guizzi della fiammella facevano scintillare le dorate cornici de’ quadri scuri, ritratti d’arcigni signorotti e dame antipatiche; danze di luce s’intrecciavano sulle due sfumature di rosso della tappezzeria di stoffa, decorata a festoni di foglie e arabeschi; brillii improvvisi e fugaci rivelavano i contorni di vasi finemente dipinti, statuette di ceramica o bronzo e una pendola, che proteggeva dalla polvere lo stesso quadrato di <em>parquet</em> da forse duecento anni.Alla fioca luce della candela, che rischiarava appena un paio di metri di corridoio davanti e dietro di lei, ogni cosa era un illusorio tremar di riflessi e d’ombre. A ogni passo, guizzi della fiammella facevano scintillare le dorate cornici de’ quadri scuri, ritratti d’arcigni signorotti e dame antipatiche; danze di luce s’intrecciavano sulle due sfumature di rosso della tappezzeria di stoffa, decorata a festoni di foglie e arabeschi; brillii improvvisi e fugaci rivelavano i contorni di vasi finemente dipinti, statuette di ceramica o bronzo e una pendola, che proteggeva dalla polvere lo stesso quadrato di parquet da forse duecento anni.

Sibilla camminava incerta, guardandosi intorno come se temesse ogni cosa, al centro d’un tappeto lunghissimo e stretto, quasi la sede stradale di quel monumentale corridoio. Sopra la sua testa, i Centauri trattenevano ancora le Nuvole atterrite per soddisfare un turpe desiderio? L’affresco della volta era così avviluppato nell’oscurità, lassù, a cinque metri d’altezza, da farle dubitare che ancora sussistesse.

In momenti del genere, è incredibile come mandar giù un po’ di saliva sembri un’operazione tanto rumorosa; tuttavia, la secchezza che poi Sibilla avvertì in bocca la rassicurò: non avrebbe più rischiato di svegliar qualcuno deglutendo. I suoi occhi vagavano ancora fra le pareti, concedendosi frequenti sbirciate all’indietro: era come se ogni oggetto le fosse ostile, come se da un momento all’altro la matrona in nero del grande ritratto che aveva superato poco prima dovesse uscir della tela e portarla via con sé; o come se l’alta vetrinetta piena di giade otto passi avanti premeditasse di caderle addosso al momento opportuno. Nonostante ogni fibra del suo corpo fosse tesa, nonostante il cervello le dicesse di correre, Sibilla continuava a camminare con circospezione, lentamente, come se un’invisibile forza le impedisse di accelerare. Forse in un remoto angolo della sua mente si annidava ancora la paura di far spegnere la candela.

Non si vedeva il paesaggio all’esterno: pesanti broccati rosso scuro rapivano agli occhi ogni finestra, ma le fitte tenebre oltre il globo di luce in cui Sibilla camminava erano tipiche della notte. A Sibilla pareva quasi di poter immaginare una luna piccola e ingiallita, insufficiente a dare luce e assediata da milioni di stelle minuscole, forellini nella volta di pece. Sotto, le cime degli abeti e, lontane, le vette aguzze del Giura innevato. Perché, poi, il Giura? Non aveva realmente idea di dove fosse quel castello in cui passeggiava nel cuore della notte: magari là fuori c’era una placida mandria di dolci colline tutte vitigni, su cui serpeggiava un sentiero bianco corredato da un filare di cipressi toscani… Ma certo, il Giura per via del Giurassico, si disse: questo posto è vecchio di secoli e lo associo alla preistoria. Ma, chissà come mai, non le veniva nemmeno l’impulso di scostare una di quelle tende ermetiche: no, non sapeva far altro che avanzare, ansiosa di aprire quella porta come se dietro vi fosse la risposta a ogni domanda; e al contempo timorosa di farlo, come se dietro dovesse spalancarsi chissà quale orrenda visione infernale.

In fondo al corridoio, aguzzando la vista, cominciava a discernere i pannelli della gran porta di legno: un legno scuro, naturalmente, intonato al rosso della tappezzeria e delle tende; lo stesso con cui i muri erano rivestiti fino ai davanzali, in un susseguirsi di sobri decori. Sprofondata nel secolo XIX, questo era Sibilla al momento, e si chiedeva perché senza risultati.

La porta si avvicinava lenta ma inesorabile… che sciocca: era lei ad avvicinarsi, come se non potesse farne a meno; e la porta era ormai a un passo: era sicura che aprendola avrebbe scoperto dove si trovava, che sarebbe stata libera, libera, fuori da quel corridoio lugubre, all’aria aperta, libera come quell’aria che immaginava, una brezza: anche gelata sarebbe stata una benedizione.

Eccola con la mano sulla maniglia, pronta a uscire: uno scatto, la porta non è chiusa a chiave, la lascia uscire, la lascia libera, libera…

«Sibilla, che cosa combini?» esclamò una vocina acuta. «Dovrò trovare un altro posto per la tua casa: tutte le volte cadi fuori… E se poi ti fai male?»

La bambina sorridente rimise Sibilla nella casa delle bambole, facendo attenzione a non inclinarla mentre la tirava giù dalla mensola.

L’anniversario

di Gianluca Berno

In occasione di Halloween mi cimento anch’io con un genere del quale non mi sento per nulla pratico; ma magari a qualcuno piacerà questa storia… Continua a leggere “L’anniversario”

La festa di Halloween

di Tatiana Bonotto

Cari lettori, in occasione di Halloween ospito un’autrice che mi ha mandato un bel racconto a tema. Spero vi piaccia, buona lettura! Continua a leggere “La festa di Halloween”

Ritorno sul “Titanic”

di Gianluca Berno

Cari lettori, ricorrendo oggi i centosette anni dal naufragio del Titanic, pubblico un brano da un libro che ho reperito solo in inglese e sto traducendo. Non è un’inchiesta né una ricostruzione né un romanzo: si tratta del resoconto d’un sopravvissuto, il professor L. Beesley, vedovo e docente di Fisica in pensione laureato a Cambridge, il quale fu convinto a mettere per iscritto, in nome della verità, i ricordi di quel disastro, che per altro era anche il suo primo viaggio in mare. Credo che risalire a una testimonianza diretta lasci tutta un’altra impressione.

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D. Warner impersona il prof. Beesley nello sceneggiato televisivo S.O.S. Titanic, Gran Bretagna 1979 (immagine di “Moviefone” reperita su Google).

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15 aprile 2018

di Gianluca Berno

In occasione del CVI anniversario dell’affondamento del Titanic, cito qui uno stralcio del romanzo che sto tentando di scrivere sull’argomento. Al momento s’intitola La Babilonia galleggiante, titolo che mi è stato ispirato alla definizione data della nave da un passeggero di prima classe.

Il brano che propongo nasce dalla scoperta, che ho fatto di recente, di una storia davvero accaduta e sconosciuta immeritatamente: E.S. Andrew, diciassettenne argentino d’origini inglesi, era stato mandato a studiare in un collegio a Londra; nel 1912, riceve una lettera da suo fratello, in procinto di sposarsi, che lo invita a passar le vacanze in Argentina per presenziare alle nozze. Intanto arriva al giovane anche un’altra lettera, dall’amica Josey, la quale sta arrivando a Londra e vorrebbe visitare la città insieme a lui: i due impegni paiono collimare, finché non si mettono di traverso le complicazioni dello sciopero dei minatori, da poco terminato lasciando i depositi a secco… Continua a leggere “15 aprile 2018”

Pistola, sacco e cassaforte

filosofia rapida di Tommaso Gagliardi

Tutti qui hanno nel sacco un segreto ci spasima.

Funziona così oggi, se sei sveglio la roba che scotta la butti in cassaforte e la cassaforte la imboschi in un sacco. Insomma, mentre il segreto è una specie di blindatura e il sacco dà un taglio alle vistosità della blinda, la roba che scotta scotta e basta. Quando ti procuri una pistola pulita, freschissima, finisce sempre che la usi per fare qualche porcata. E le porcate scottano tremendamente.

Capita però la volta che la pistola fa fuoco secondo giustizia, e lì a scottarsi brutalmente è la mano del poveretto che ha sparato. È dura.

C’era un Cinese in treno…

Omaggio a Tullio De Mauro di Gianluca Berno

Siccome il professor De Mauro, della cui dipartita a 84 anni abbiamo oggi appreso dal Televideo, era linguista, intenderei omaggiarlo con un aneddoto che ascoltai durante una lezione di Linguistica Generale: il docente raccontò alla classe la storiella, udita in una conferenza, come esempio di quanto la lingue possano essere diverse. Continua a leggere “C’era un Cinese in treno…”

Il mio cartone animato preferito

di Filippo Mairani

Quelle che ormai sono ere geologiche fa, una nostra simpatica lettrice, gilda.m, mi ha fatto una domanda tanto gentile quanto desiderata.

Mi ha chiesto, cioè, quale fosse il mo cartone preferito.

Questa domanda, alla quale ogni altro essere umano risponderebbe senza esitazione col cartone che, dall’infanzia, gli ha lasciato i ricordi migliori, ha naturalmente costretto il sottoscritto a porsi un’infinità di domande che tenevano da conto non solo il grado di intrattenimento che mi hanno lasciato le diverse produzioni animate che conosco ma anche in che modo la mia risposta avrebbe avuto conseguenze, nei confronti di chi l’avesse letta, per il medium dell’animazione.

La frase sovrastante può sembrare strana, e forse addirittura spia di una persona che ritiene la sua opinione fin troppo importante quindi, per cercare di chiarire la mia posizione, sfido amichevolmente il lettore a pensare, in tutta calma ma con sincerità, quale sia il suo cartone animato preferito.

Non temete, io rimarrò qui tranquillo ad aspettarvi.

Continua a leggere “Il mio cartone animato preferito”

L’INAFFONDABILE/Fine primo tempo

di Gianluca Berno

Ciao a tutti, cari lettori,

   prima di caricare una nuova pagina della storia a fumetti sul Titanic, mi sono preso una pausa in considerazione del fatto che, come avete visto dalle didascalie, a pagina 12 finisce il primo tempo. Allora ho pensato d’approfittarne per riassumere i punti salienti di quella storia e dire qualcosa in più sui personaggi che compaiono. Spero vi interessi; in ogni caso, fatemi sapere, perché l’idea sarebbe di fare altrettanto alla fine dei tempi successivi, che sono altri tre. Vi lascio il tempo di metabolizzare la cosa… Continua a leggere “L’INAFFONDABILE/Fine primo tempo”

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