Alla memoria del professor

UMBERTO ECO,

tra i cui mille e mille meriti, non ultimo,

è quello di aver divulgato questo gioco.

Nato, come raccontava Eco nel Secondo diario minimo, durante una cena tra amici, il gioco consiste originariamente nell’inventare un personaggio fondendo due nomi, o per assonanza o almeno per somiglianza grafica. Si possono usare nomi di personaggi storici, letterari, d’attualità, nomi di enti o persino marchi famosi. Il secondo passaggio consiste nell’attribuire al nuovo personaggio uno o più titoli d’opere (non importa di che genere) che richiamino i personaggi da cui si era partiti. Facciamo un esempio: ricordate lo slogan elettorale che portò Barak Obama al primo mandato presidenziale? Era: «Yes, we can!». Ora, per assonanza, fondiamolo, non senza una punta di paradosso, con il temuto terrorista internazionale Osama Bin Laden. Il risultato è questo:

Obama Bin Laden, Yes, we bang!

Volendo spingere il gioco ancor oltre, abbiamo immaginato di far seguire ai titoli inventati così dei testi (brevi, per carità). Quest’operazione, naturalmente, restringe il campo ed è molto complessa, ma intendiamo provarci comunque, coniugando il gioco di parole con l’esercizio letterario.