Introduzione di Gianluca Berno

Questa rubrica raccoglie varia poesia, tutta rigorosamente satirica: Irriverente, appunto. È in fondo questo lo spirito del nostro blog. Come già accade per tutte le rubriche che non rechino tra parentesi uno dei nostri nomi, anche questo contenitore sarà riempito indifferentemente da chiunque di noi autori.

Già Quintiliano, scrittore latino d’Età Imperiale, consapevole che tutti gli altri generi letterari praticati a Roma erano nati in Grecia, rivendicava l’italianità della satira nella sua Institutio Oratoria: era un componimento poetico in trimetri giambici, tipicamente volto ad attaccare i vizi comuni all’epoca, con intento morale; in sostanza, era quella che noi chiameremmo «satira di costume», ma in versi.

Così anche noi intendiamo divertirci con i vizi e le assurdità del Paese (o anche degli altri Paesi, se capita); giocare con le notizie, l’attualità, le mode strane che pervadono la stampa o la rete, o tutto insieme; schernire bonariamente ciò che ci sembra abbastanza ridicolo da meritarsi di passare sotto la nostra penna… e che non lo è così tanto da non poter essere ridicolizzato ulteriormente. Eh sì, molto spesso la realtà supera la satira; ma speriamo vivamente che non diventi un’abitudine, altrimenti che cosa scriviamo?

Ecco gli articoli, in vario modo satirici, nell’ordine di apparizione. In mancanza di ulteriori indicazioni, s’intendono scritti da G. Berno.

Liber Animalium Politicorum: unica satira in prosa, ironizza sul linguaggio politico e mediatico, sempre più infestato da ogni genere d’animali.

La coda: epopea d’un povero impiegato costretto alla coda all’ufficio postale, con i toni magniloquenti che solo l’ottava ariostesca riesce a garantire.

Bruxelles, 22 marzo 2016: riadatto un modello poetico provenzale per trattare l’attentato del titolo, che come ogni disastro è frutto di tante concause, talvolta in sé ridicole. Non rido del dramma: constato con amarezza quanto poco sarebbe bastato a impedirlo.

L’idraulico: endecasillabi sciolti sull’evasione fiscale.

Proverbi Irriverenti/1: rassegna di modi di dire commentati con quel pizzico di cattiveria che non guasta mai.

Proverbi Irriverenti/2: segue dall’articolo precedente.

Proverbi Irriverenti/3: idem.

Proverbi Irriverenti/4: come sopra.

Proverbi Irriverenti/5: di nuovo.

2 giugno: in occasione della Festa della Repubblica, amare riflessioni di un cittadino che si sente sempre più suddito.

Proverbi Irriverenti/6: a volte ritornano.

L’Ospedale: tragiche condizioni di un ospedale gremito e disastrato; come disse Pippo Franco: «E lasciateli aspettare! Se no, che pazienti sono?».

La prima classe: a Londra è bruciato con molte vittime un grattacielo popolare, che era stato rivestito con materiali infiammabilissimi ma colorati per non disturbare la vista dei vicini del quartiere ricco. Per indignazione, scrivo un’ode in settenari ed endecasillabi.

Cortese avvertimento ai vandali: endecasillabi monorima contro coloro che danneggiano i monumenti.

La Catalogna: il caso degli indipendentisti catalani in terzine dantesche.

La Scuola Siciliana: dopo le regionali, in cui ha vinto il centrodestra e ha ancor più chiaramente perso il centrosinistra, il commento è affidato ai settenari sul modello dei rimatori siciliani.

Raccordide/1: prima puntata del poema eroicomico in esametri italiani su un povero sventurato imbottigliato nel traffico.

Raccordide/2: seconda puntata, vedi sopra.

Raccordide/3: terza puntata, vedi ancora sopra.

Dalla Russia con tremore: terzine dantesche sulle accuse alla Russia dell’ex vicepresidente americano Joe Biden.

Raccordide/4: quarta e ultima puntata del poemetto di cui sopra.

In morte di Spelacchio: ode sull’albero di Natale del Comune di Roma, giunto gracile sulla piazza e morto dopo una pioggia di critiche.

Para-klausì-thüron: canzone dal titolo greco, in cui Giorgia Meloni tenta in vano di far accordare Salvini e Berlusconi.

Invettiva dantesca: poemetto-pamphlet sulla moneta europea e sui danni che sta producendo.

Il computer: sonetto sulla distruttiva imprevedibilità dell’informatica.

Settantatré e non sentirli: poemetto contro le attuali strumentalizzazioni della politica.

Disservizi: una strofa di settenari sui disservizi ferroviari, più annesso gioco linguistico.

Proverbi Irriverenti/7: settima puntata, si veda più su.

XXV aprile: endecasillabi sciolti sulla festa della Liberazione e la sua attuale incompletezza.

Proverbi Irriverenti/8: ottava puntata, si veda più su.

Royal Wedding: osservazione sul matrimonio reale di ieri…

Due giugno: il mio commento alle celebrazioni per la Festa della Repubblica.

Proverbi Irriverenti/9: nona puntata, si veda più su.

Tappabuchi: aspettando Sanremo, ecco la parodia delle parole riempitive nelle canzoni.

A Macron: sei strofe di monito al presidente francese.

La Francrucchia: decasillabi sul nuovo accordo franco-tedesco.

Notre Dame: decasillabi sull’incendio della cattedrale di Parigi (15 aprile 2019).

Di dov’era Leonardo?: sestine di endecasillabi su un’assurda diatriba intorno alla nazionalità di Leonardo da Vinci, nel cinquecentenario della sua morte.

Eco-macelleria sociale: esametri sui problemi ambientali. Il disastro ecologico come non ve lo vogliono raccontare.

Dimissioni a buoi fuggiti: la verità sulle dimissioni di Fioramonti.

Berlusconi inverso: in sestine di ottonari, l’analisi dell’autorizzazione a procedere che la Giunta per le Immunità del Senato ha concesso contro di Salvini… su richiesta di Salvini.

In morte dell’area Schengen: in sestine di endecasillabi, la cronaca internazionale fra economia e politica, dalla sfera internazionale a quella del nostro Paese.

Decresco, -is, -evi, -etum, -ere: in sestine di settenari, un altro capitolo della cronaca sul virus, a partire da una curiosa coincidenza di paradigmi verbali latini.